Storia di San Felice del Molise

San Felice si trova citato la prima volta nel catalogo dei Baroni del XII secolo e poi in un documento del novembre del 1300 riguardante il re Carlo II d’Angiò. Ai primi secoli dopo il 1000 riporta anche la struttura della chiesa parrocchiale, che ha subito varie modifiche e rifacimenti nel corso dei secoli ma ha conservato molti elementi dello stile romanico gotico originario. Prima dell’unità d’Italia, il nome era San Felice soltanto; fu aggiunto l’aggettivo “Slavo” nel 1863, per distinguerlo dai molti San Felice presenti in Italia. Durante il periodo fascista, per iniziativa del podestà, divenne San Felice del Littorio. Dopo la caduta del fascismo, nel 1949, fu adottato il nome attuale.

Cenni storici e origine del nome

La minoranza linguistica croata e l’insediamento

Con Acquaviva Collecroce e Montemitro, San Felice costituisce la minoranza linguistica croata del Molise legalmente riconosciuta (Legge 482/1999). I Croati giunsero in Molise, come anche in Abruzzo e in altre zone dell’Italia centro meridionale, nei primi anni del XVI secolo. In seguito al terremoto del 1456 e successive pestilenze, questi territori erano scarsamente abitati, mentre sulle coste della Dalmazia si addensavano gruppi di popolazione, provenienti dai territori più interni, spinti dai Turchi che si andavano espandendo nella penisola balcanica. In una relazione del 1541 dei Cavalieri di Malta, ai quali apparteneva Acquaviva si dice che ivi “da pochi anni si erano rifugiati alcuni illirici o vogliam dire schiavoni, discacciati dalla propria patria dalla barbarie dei turchi”. A San Felice furono accolti nel 1518, con un contratto, da Ettore e Pardo Pappacoda, titolari del feudo. Non ci sono documenti circa il luogo preciso di provenienza di questi Schiavoni. In base alle caratteristiche della lingua, è stato ipotizzato (Milan Rešetar) che provenissero dal territorio compreso fra i fiumi Četina e Neretva.

La lingua e l’evoluzione demografica

La lingua croata, dai parlanti chiamata Na Našu (=alla nostra) a San Felice si è ben conservata fino alla prima metà del 1900, quando è cominciata a decadere, in seguito all’intensa emigrazione verso l’estero e all’immigrazione, iniziata già a fine 1800, di nuovi residenti dal vicino Abruzzo e da Fossalto, in Molise. Oggi gli abitanti, dopo il picco di 1700 nel 1951, sono drasticamente diminuiti negli ultimi decenni e oggi sono poco più di 500 e la lingua è ancora conosciuta solo da una minoranza dei residenti.

Il territorio, l’abitato e i luoghi di culto

L’abitato è concentrato, a 546 m. di altitudine, sulla cima di un colle che si affaccia a ovest sulla vallata del fiume Trigno. Il panorama spazia dalle montagne molisane alla Maiella e, verso il mare, dal faro di Punta Penna alle isole Tremiti e al Gargano. La strada principale del paese, in piano dalla chiesa alla piazza, divide in due l’abitato e da essa si dipartono i vicoli, che discendono sui due lati. Sulla piazza si affaccia il palazzo ducale. Alla periferia est dell’abitato si trova la Cappella di San Felice papa e martire, il patrono del paese. La chiesa è ritenuta molto antica e molto interesse ha suscitato sempre l’epigrafe in ebraico attualmente posta sull’arco del portale. Una terza chiesa, la Madonna del Castello, si trova nel territorio, a Castellelce, su un colle boscoso sul corso del Trigno. La chiesa fu costruita all’inizio del 1900 sui ruderi del castello medioevale risalente al decimo secolo e consacrata nel 1921. È seminterrata e vi si accede scendendo una scalinata. Il castello sarebbe stato fondato da gente proveniente da Termoli ed era di pertinenza del monastero di Montecassino. È tradizionale meta di gite e scampagnate.